Permettete una Parola…
5 Novembre 2009

Ormai sembra del tutto ufficiale doverti salutare così… Sei stata la creaturina che più di tutte ha cercato di provocare il mio esaurimento nervoso. Quella che in ogni momento poteva staccarmi il cavo di internet o poteva saltellarmi sopra mentre cercavo di riposare. Quella che avrei tranquillamente barattato con qualche talebano per una manciata di pistacchi. Eri così piccola che sembra assurdo dover pensare a quanto spazio è rimasto vuoto senza di te… Il tuo bilocale cielo-terra è deserto. La tua scodella è tornata preda di voraci gatti di borgata. Chissà dove ti avranno portato gli alieni. Forse in un posto migliore. Chissà se avrai pensato di essere stata abbandonata in quella fredda giornata di ottobre. Laberinto28 vuole salutarti e renderti omaggio. Una parte di te sarà sempre in viaggio nei nostri minuscoli metriquadri. La tua dipendenza dalla cocaina non ci dava fastidio. La tua irrequietezza altro non era che vivacità adolescienziale. Se leggi questo post torna da noi. In ogni caso non ti dimenticheremo mai, Cara amata Paroletta.

Addio alle FesseBuc
27 Giugno 2009
Mario non riesce ad alzarsi dal letto. Cerca in tutti i modi una scusa per tirarsi su. La giornata ormai gli è scappata di mano e fuori è già notte, di nuovo. È solo sotto le lenzuola. Sembra il classico single in una domenica pomeriggio qualunque, dopo aver trascorso un sabato bravo tra i fumi, l’alcool e i fumi dell’alcool (e i fiumi d’alcool). Ma, purtroppo (come direbbe il suo amico Stò), non è single. La tipa ieri non è tornata a casa sua, né a casa di Mario. Dopo la cena con le amiche è rimasta con loro a chiacchierare in pigiama, oppure a guardare le proprie foto in televisione ed a morire dalle risate (mah!). Sabato sera separati. Domenica a cena di nuovo insieme. Mario prende il cellulare e prepara il messaggio d’invito per una notte da fidanzatini.
PULCINO, TI ASPETTO PER CENA DA ME?
Poi si alza. S’è ricordato di aver della posta su internet da controllare. Il pc si accende, Mario apre Mozilla e la pagina iniziale fa capolino. È FeisBuc. Un suo vecchio conoscente l’ha aggiunto come amico. Mario sta già chiedendosi da quanto tempo non lo vedeva o non ci parlava. Ma, per l’importanza che si dà alla cosa, va bene l’amicizia. Ecco che Mario si ritrova a spulciargli il profilo. Amici, amiche, eventi, cause… Tra gli amici che “Mario dovrebbe conoscere” c’è un’altra sua vecchia conoscenza. Gira tra le foto, riconosce un po’ di gente; inizia anche a pensare a quali sue foto aggiungere. Ad un certo punto apre un album “SERATA URBAN”. Anche qui stesso procedimento: riconosce gente, collega volti a nomi, legge i commenti. Improvvisamente Mario si blocca. Ha riconosciuto un’altra persona. Non riesce stavolta a collegare la sua identità ma ricorda di averla già vista. E guardando bene il monitor, come fosse inebetito, riconosce anche un’altra persona ancora. Quella ragazza stretta all’amico ignoto è proprio la ragazza di Mario. È la sua ragazza. La sera delle foto era un sabato sera. Quel sabato sera. Ieri.
C I S P L A T I N O
26 Maggio 2009
Sangue sporco che sale in superificie
Sudore che ti attacca al letto
Cuscino bagnato, fronte spaziosa, nervi tesi
Mano immobile, braccio tagliato
Ogni piccolo gesto rallentato; si va a caccia del controllo della propria vita come se nulla fosse successo, nulla è successo, non è successo nulla…
Vita che evapora, mal di testa, calore nella spalle, calore nella testa; silenziosamente ti muovi, silenziosamente dormi, silenziosamente muore tutto dentro. Nessuno conterà le vittime, è solo un’altra stupida cosa non successa. Non puoi dimenticare quello che non è mai successo.
Vegli la notte che dorme, controlli il tuo respiro, tocchi la tua pelle. Nel corpo di un altro, ti stanno torturando nel corpo di un altro. CISPLATINO, ti gridano CISPLATINO. Con patate, pollo, frutta, CISPLATINO. Caldo che muove apparentemente la stanza. Occhi che si chiudono. Mente che prova a restare vigile. Fuori il giorno, dentro te la notte. Nessuna prospettiva quando lui arriva; con una mano ha in pugno il cervello, con l’altra il tuo respiro. Nessuna prospettiva quando, stanco, crolli nel sonno nel corpo di un altro.
Lafava
20 Aprile 2009
Oggi mi sono svegliato presto. Così, non avendo di meglio da fare, sono andato al lavoro trotterellando. Son salito in macchina e ho fatto i miei quotidiani km di marcia. Ad un certo punto, dopo qualche chilometro mi viene la fava dritta. Allora inizio a chiedermi: “Come mai proprio ora mi è venuta dritta”. La risposta tarda ad arrivare. Cerco di guardarmi intorno. Condividevo la macchina con altre persone ma nessuna di loro mi provocava qualche sentimento d’eccitazione. Forse qualche profumo. Mah, forse è come quel quadro di Baricco, quello che è rimasto sulla parete per anni, poi ad un certo punto ha deciso di venire giù. FRAN, c’era scritto se non sbaglio. FRAN. Ed è venuto giù. Come mai? Mah, non si sa, stava tanto bene poi un giorno è venuto giù. SDENG. SDENG. Come mai? Mah, stava tanto riposata, poi ad un certo punto si è drizzata. Come il quadro, senza motivo apparente, dal nulla si è rizzata la fava.
Ora: non avevo acqua con me per freddare i bollenti umori. Non avevo neanche una torta di mele per ficcarci dentro la fava in attesa di qualcosa di più caldo et umido. Ero indeciso tra il cruscotto e lo scalda sigari. Ovviamente prima lo scalda sigari, quando è ancora barzotto e infreddolito. Poi il cruscotto quando mi viene il momento di onnipotenza. Comunque, non avendo ancora risolto questo problema, aspettavo con calma di dirigermi al lavoro. Per fortuna i chilometri sono molti. Non tantissimi ma abbastanza per pensare a tutto ciò che di cattivo accade nel mondo. Ebbene, qualsiasi cosa non faceva altro che amplificare la robustezza della mia fava. Qualsiasi capretta in circolazione in quel momento in qualsiasi campagna del mondo poteva essere in pericolo in quel preciso istante. Ma mantenevo la calma. Il lavoro rende liberi; siamo talmente tanto liberi che dobbiamo anche tenerci una fava dritta quando in realtà abbiamo solo bisogno di risolvere questo fottuto problema. Edaje edaje siamo giunti al lavoro. Io e la mia fava. Siamo scesi dalla macchina con la 24ore direttamente a protezione di guardoni e ninfomani. Continuava a non mollare. Resisteva anche alla forza di gravità sempre maggiore. Insomma, sono arrivato a concludere che quando mi sveglio alle sette di mattina, dopo due ore mi viene la fava dritta. Non mi resta che tentare di svegliarmi alle sette un sabato mattina. Così finalmente posso andare per campagne umbre a caccia di caprette. Belle e giovani caprette. Con quelle labbrette pelosette. Ecco, lo sapevo… Mi è tornata di nuovo la fava dritta.
il festino delle libertà
22 Febbraio 2009
C’era un festino in un palazzo di via Baglioni a Perugia. Musica assordante che veniva giù per tutto il corso, quasi non sembravano le tre di notte. Ovviamente sembrava troppo importante il luogo per disturbare le forze del disordine. Quando fai una festa a Prepo in mezzo al nulla vengono a cagarti il cazzo perché fai rumore e le piante non possono dormire ma a Corso Vannucci evidentemente puoi anche scoreggiare tutta la notte. Lì vivono solo sordi.
Mi imbuco a questa festa. Mi sentivo come Elio di Elio e le storie tese nella festa di compleanno nel video di TAPPARELLA. Neanche la spuma avevano. Mi metto in un angolo depresso. Avevo sinceramente fantasticato troppo su questa festa… Un palazzo del genere, la possibilità di fare casino fino a notte… immaginavo illustri personaggi della vita perugina in ambientini fini e delicati… Truzzi, truzze, truzzi, truzze, truzzi, truzze.
Dopo venti minuti di rottura di coglioni (potevo andarmene ma non avevo voglia di dormire, ancora) si avvicinano dei Giovani delle Libertà. Mi dicono che senza invito non potevo essere lì. Che se sono solo e nessuno mi conosce potrei anche essere un finanziere (comunico che la cosa più illegale che ho visto fare in quella casa è stata veder bere una dama di vino rosso da tavola terribile). Che è umanamente innaturale entrare in feste dove non sei stato invitato. Mi indicano di avvicinarmi all’uscita. Io provo a difendermi dicendo che anche se non sono in Parlamento sono un essere umano anch’io. Nulla. Non volevano sentire ragioni. Però mi piaceva il festino delle libertà. Tutte quelle persone a modo. Heil Silvio!