Contro-sinistra

2 Settembre 2009

Questo è il classico esempio di contro-giornalismo romanzato ed inutile che vorrei estirpare dalla prossima politica post-berlusconiana. Apro la pagina de La Repubblica e vedo un link in un sottotitolo che parla di L’IRA DI BRUXELLES.

Questo è l’articolo di cui parlo: http://www.repubblica.it/2009/08/sezioni/cronaca/immigrati-11/ira-bruxelles/ira-bruxelles.html

Vi sfido a trovare un sentimento di ira verso Berlusconi da parte di “Bruxelles”, che si spera qui venga usata come metonimia per indicare qualche istituzione dell’UE. Il sentimento di ira nell’articolo viene manifestato apertamente solo dal parlamentare tedesco, a  noi famoso più per la mitica figura di merda di Silvio in Europa che per le sue opere. Quindi l’articolo verte sulla difesa e sulla contestazione di qualche parlamentare. Altrimenti domani vado a Montecitorio, prendo tante persone, balliamo il Limbo e scrivo sul giornale “la maggioranza sotto in Parlamento” (Senza considerare che non vengono neanche riportate le dichiarazioni ufficiali della Commissione).

Per il resto l’articolo di Andrea Bonanni appare un bel saggio romanzato di lamentevole fattura. Le virgolette con le notizie vere e proprie, o le interviste, o le discussioni, vengono aperte per la prima volta a metà pagina. Cosa avrà fatto il nostro inviato per il resto dell’articolo? Romanzo. Puro romanzo centro-sinistro-stronzo. Ricordi vaghi su come si stava meglio prima. Addirittura viene riesumata la figura del “grande ” De Gaulle (per offendere Berlusconi si rivaluta addirittura De Gaulle). Questo è giornalismo Giovane Stò?

No, caro figlio mio. Questo non è neanche un romanzo. Questo è quello che la gente di sinistra è costretta a mangiare da anni. Merda che sa di Berlusconi. L’articolo non commette alcun crimine particolare. La politica del centro-sinistra è quella che puzza. Slogan che vanno contro lo slogan del nano. Il campo della “politica” in cui discutere è stato abbandonato. Ormai tutti i reggimenti sono nella valle accanto: quella della tv e del giornale personale, quella in cui uno attacca e l’altro si difende, uno istiga e l’altro recupera il passato a proprio favore. I fatti sono sempre gli stessi, per carità. Cambia solo il punto di vista. Quindi l’articolo rappresenta solo il continuo arrampicarsi sugli specchi di una classe dirigente (centro-sinistra) che non ha alcuna alternativa alle idee di potere e supremazia, arroganza e concentrazione, incarnate da Silvio. Una sinistra che un giorno, e spero questo non arrivi mai, forse riuscirà anche a dire “era meglio sotto Benito”, pur di offendere i piddiellini senza doversi impegnare a tornare nel vero campo di battaglia: quello della politica.

Harry Stord

4 Agosto 2009

La tesi sviluppata dal Prof. Lafava modifica i rapporti di forza fra imprenditore ed operai o giornaliero. La sua ricerca è nata dal rinvenimento di alcuni diari di Harry Ford, imprenditore statunitense fondatore dell’omonimo marchio. Ha così scoperto la vera ispirazione che ha condotto questo illustre personaggio all’elaborazione del suo nuovo modello di produzione industriale.  Già Ford conosceva e sviluppava il pensiero del divide et impera. Si legge chiaramente, nei suoi Diari di un imprenditore non ebreo, che la pratica di dominio romana era stata studiata nei minimi dettagli da Ford. E pensata per essere applicata al mondo a cavallo tra Ottocento e Novecento. Come i romani controllavano i popoli italici? Occorreva appunto dividere fisicamente tutte le diverse tribù e, in modo non meno importante, occorreva dividere le aspirazioni e le rivolte di quest’ultime. Ogni tribù poteva in questo modo dissipare le proprie energie in mille rivolte, mille strutture gerarchiche e mille invenzioni belliche o strategiche che nulla avrebbero potuto contro l’unità di Roma (e la sua forza nel poter godere dei vantaggi di questa unità). Così Roma ha potuto controllare anche tribù lontanissime, che in qualsiasi altro modo avrebbero potuto cercare accordi con altri popoli stranieri o limitrofi. Ford ha conosciuto bene questa realtà, come si evince dai suoi Diari. Ha cercato, riuscendovi più nel lunghissimo periodo che nell’immediato, di applicarla alla produzione industriale capitalistica, e quindi anche alla nuova società dei consumi che si stava creando. Non poteva immaginare uno sviluppo così drammatico dell’unità proletaria e popolare. Ma in qualche modo nutriva delle speranze. Grazie alla sua nuova politica dei redditi e di orari, che introduceva differenze, anche minime, tra una retribuzione e l’altra (come tra un turno e l’altro), riuscì, non solo a disgregare l’unità fisica delle masse lavoratrici che si introduceva nella fabbrica, ma anche quella “sindacale”, ovvero quella spinta che porta all’aggregazione sociale tesa alla difesa dei propri diritti amplificata dalla grandezza del proprio numero. Gli operai entravano in modo disordinato; ognuno parlando solo con se stesso. L’unità fisica era stata intaccata. Inoltre, ognuno difendeva la propria condizione con una cattiveria proporzionata alla risultante della differenza del proprio salario con quello del collega di banco, o di officina. E quindi qualcuno difendeva i suoi 0,5 cents in più all’ora rispetto al vicino di reparto, altri i loro 4 dollari in più. Ognuno difendeva il proprio trofeo, ottenuto dopo anni di estenuante rapporto di fedeltà verso l’azienda, che doveva in questo modo risultare l’unica vera grande Madre, dispensatrice di reddito, socialità e “nuovo mondo”.

Leggete i Diari di Harry Ford e capirete realmente in quale condizione ci troviamo oggi. Nel nostro tempo la classe operaia è già divisa da contratti singoli e determinati da contrattazioni individuali. Curricula e curricula studiati con un rapporto intimo fra imprenditore e proletario, che non sente più la necessità di sentirti tale: ora non è più l’ultimo fra gli ultimi, ma è uno dei tanti figli della grande famiglia aziendale guidata dal proprio datore di lavoro, o meglio padre adottivo, o meglio Fuhrer.

il giorno della ciuetta

14 Luglio 2009

civetta

Questa creaturina dolce e sorridente esce solo di notte. Ipotizzare il “giorno” della ciuetta è come ipotizzare un mondo al rovescio. Un universo parallelo in cui tutti i fatti accadono come governati da una forza antagonista che rende il presente difficile da comprendere nel suo “normale” svolgersi. I fatti che accadono al contrario di come dovrebbero accadere. La ciuetta esce di giorno. Il politico che dice oscenità non si dimette. La mafia non esiste. I pedofili sono dolci e sensibili. I ladri sono leggermente opportunisti. I governi non cadono neanche dopo la crisi del ‘29. I calciatori si sentono in dovere “autodeupaperarsi”, decurtando dai propri stipendi il valore di una villa a settimana. La madonna è vergine dopo aver sfornato un bambino, per certo, e tanti altri fratellini con molte probabilità. Un paese di ciuette che escono di giorno. Sono anni ormai che sento volare le ciuette di giorno. Talmente tanto abituato che senza volerlo mi ritrovo ad addomesticare anche la mia ciuetta ad uscire di giorno.

Si mormora che i pesci rossi hanno una memoria di tre secondi. E si mormora anche che i cannoni hanno fatto bang. Quindi i pesci rossi possono divertirsi continuamente. Con una memoria così non riusciresti a ricordare neanche il perchè 4 secondi prima eri così triste. Io stesso, che ho la memoria recordi di 15 ore, riesco ad annoiarmi quando vedo l’azione della prima ora ripetuta la decima ora. Quindi i pesci rossi potrebbero raccontarsi sempre le stesse barzellette, riderebbero sempre comunque. Potrebbero fare le stesse battute che quattro secondi prima non erano piaciute. Potrebbero essere ricordati come belli, fighi ed attrraenti: se solo un pesce rosso prova a ricordare com’era un suo vecchio amico pesce o una sua vecchia fiamma, riuscirà ad attribuirgli qualsiasi caratteristica, considerato che i ricordi vagheranno in una nebbia assoluta. Potrebbero aver vissuto una storia d’amore intensa, potrebbero aver fatto innamorare quella ragazza, potrebbero aver incantato tutti con la propria intelligenza. Potrebbero, ma a che serve? Serve solo per chi ha memoria. E chi ha memoria? Boh.

Quindi in concreto dovremmo essere tutti tanti piccoli pesci rossi alla ricerca del nostro eden perduto in ogni istante della nostra vita. I pesci rossi sono felici per questo. Appena vengono infilati nella bocca di un gatto, prima di finire nel suo stomaco, se restano in questo ambiente (terribile per chiunque sta per morire così) per più di 3 secondi, magari dimenticheranno anche di essere stati mangiati da un gatto. Forse troveranno l’ambiente affascinante, prima di venire triturati e cagati. Io voglio cercarmi un lavoro perchè ricordo di quella volta che stavo quasi per morire di fame (e soprattutto ricordo di quella volta che mio padre mi disse che era nobilitante lavorare). O ancora, ricordo di quello stereo superfigo che ho visto in vetrina una settimana fa. E soffro perchè ricordo le parole che mi ha detto la mia ragazza prima di lasciarmi. E soffro perchè ricordo i miei morti, i miei dolori. Insomma, per chi ha la memoria lunga la vita è una merda. Piace solo ai coprofagi.

La soluzione è munirsi di materiale cancella memoria: alcolici, sostanze stupefacenti, ebetismo, zuma, tetris al 15 livello, topolino.  Io stesso, che ho la memoria recordi di 15 ore, riesco ad anoiarmi quando vedo l’azione della prima ora ripetuta la decima ora…… Aspetta, ma questa cosa l’ho già scritta……  (M E M O R I A)

CriStò

12 Maggio 2009

Stanotte ho visto Gesù Cristo (nato a Betlemme il 25/12/01, C.F. GSECRT01B725H835D) apparirmi in sogno. Mi ha detto: “Caro mio, ma perchè perdi così tanto tempo dietro alle cose frivole e ai tuoi ritardi autoimposti? Devi morderla la vita! Rincorrerla fino al possibile, prenderle le gambe e buttarla a terra e obbligarla ad avere i tuoi ritmi e i tuoi tempi, insomma, una violenza in grande stile“. Io inizialmente non capii, l’avevo sempre visto così riflessivo, calmo, anche sul punto di morte (che alcuni mi raccontano non essere stata delle migliori) aveva mantenuto quella tranquillità molto zen. Ripresomi dalla sorpresa, esordii: “Ma come mai non hai applicato alla tua vita la stessa tensione cosmica che stai trasmettendo a me? Come mai ti sei adagiato nella tua rilassatezza, svegliandoti a gioventù passata, smarrendo la tua via fino alla morte e non preoccupandoti di rimanere in vita per continuare a morderla…“. L’avevo colpito, il suo viso ora era triste. Si riprese, mi lanciò un’occhiata di sfida. “Non mi ricordare quegli anni, porca mamma. Lo sai a che età ho iniziato a lavorare? A trent’anni! Tutti i miei ex compagni di classe iniziavano a 12-13, facendosi il culo da mattina a sera. Io invece perdevo tempo tra mignotte e alcolici (per carità, non rimpiango nulla). Appena sono entrato nel mondo del lavoro ho fatto, quasi subito, tre anni di messianato a grandi livelli. Sai che significa? Che se solo avessi cominciato prima potevo almeno almeno puntare alla carriera di Jim Morrison. E invece mi ritrovo ad essere sconosciuto tra i giovani. Parlano di me solo quelli sfigati, che hanno avuto paura nella vita, che hanno avuto disgrazie, pedofili e lesbiche di clausura. Io volevo essere sui diari. Senti come suona bene -22 MARZO, SE NON PORGI L’ALTRA GUANCIA O SEI MORTO O SEI IL SOLE-. E invece dopo solo tre anni di contributi non potevo aspirare quesi a nulla. Mi sento proprio una merda“. Non l’avevo mai visto così giù, tranne in qualche poster che lo ritraeva con l’espressione triste di chi era andato in All-in con una doppia coppia di figure ed era stato buttato fuori da un colore. Insomma, proprio giù. “Hai ragione brò. Non voglio fare la tua fine! A cominciare da oggi, cercherò di fare nel presente quello che d’istinto vorrei rinviare al futuro. Grazie, grazie mille“. Fu allora che si avvicinò all’orecchio e mi sussurrò: “Ti ho mai detto che sono tornato sulla Terra, anni fa, e mi faccio chiamare Max Pezzali?