Harry Stord
4 Agosto 2009
La tesi sviluppata dal Prof. Lafava modifica i rapporti di forza fra imprenditore ed operai o giornaliero. La sua ricerca è nata dal rinvenimento di alcuni diari di Harry Ford, imprenditore statunitense fondatore dell’omonimo marchio. Ha così scoperto la vera ispirazione che ha condotto questo illustre personaggio all’elaborazione del suo nuovo modello di produzione industriale. Già Ford conosceva e sviluppava il pensiero del divide et impera. Si legge chiaramente, nei suoi Diari di un imprenditore non ebreo, che la pratica di dominio romana era stata studiata nei minimi dettagli da Ford. E pensata per essere applicata al mondo a cavallo tra Ottocento e Novecento. Come i romani controllavano i popoli italici? Occorreva appunto dividere fisicamente tutte le diverse tribù e, in modo non meno importante, occorreva dividere le aspirazioni e le rivolte di quest’ultime. Ogni tribù poteva in questo modo dissipare le proprie energie in mille rivolte, mille strutture gerarchiche e mille invenzioni belliche o strategiche che nulla avrebbero potuto contro l’unità di Roma (e la sua forza nel poter godere dei vantaggi di questa unità). Così Roma ha potuto controllare anche tribù lontanissime, che in qualsiasi altro modo avrebbero potuto cercare accordi con altri popoli stranieri o limitrofi. Ford ha conosciuto bene questa realtà, come si evince dai suoi Diari. Ha cercato, riuscendovi più nel lunghissimo periodo che nell’immediato, di applicarla alla produzione industriale capitalistica, e quindi anche alla nuova società dei consumi che si stava creando. Non poteva immaginare uno sviluppo così drammatico dell’unità proletaria e popolare. Ma in qualche modo nutriva delle speranze. Grazie alla sua nuova politica dei redditi e di orari, che introduceva differenze, anche minime, tra una retribuzione e l’altra (come tra un turno e l’altro), riuscì, non solo a disgregare l’unità fisica delle masse lavoratrici che si introduceva nella fabbrica, ma anche quella “sindacale”, ovvero quella spinta che porta all’aggregazione sociale tesa alla difesa dei propri diritti amplificata dalla grandezza del proprio numero. Gli operai entravano in modo disordinato; ognuno parlando solo con se stesso. L’unità fisica era stata intaccata. Inoltre, ognuno difendeva la propria condizione con una cattiveria proporzionata alla risultante della differenza del proprio salario con quello del collega di banco, o di officina. E quindi qualcuno difendeva i suoi 0,5 cents in più all’ora rispetto al vicino di reparto, altri i loro 4 dollari in più. Ognuno difendeva il proprio trofeo, ottenuto dopo anni di estenuante rapporto di fedeltà verso l’azienda, che doveva in questo modo risultare l’unica vera grande Madre, dispensatrice di reddito, socialità e “nuovo mondo”.
Leggete i Diari di Harry Ford e capirete realmente in quale condizione ci troviamo oggi. Nel nostro tempo la classe operaia è già divisa da contratti singoli e determinati da contrattazioni individuali. Curricula e curricula studiati con un rapporto intimo fra imprenditore e proletario, che non sente più la necessità di sentirti tale: ora non è più l’ultimo fra gli ultimi, ma è uno dei tanti figli della grande famiglia aziendale guidata dal proprio datore di lavoro, o meglio padre adottivo, o meglio Fuhrer.
Che bello che finalmente Internet dia la possibilità di sfogarsi anche ai depressi in nome di un qualunquismo sfrenato!
Che bello che finalmente internet ti dà la possibilità di sfogarti nei commenti dei blog di depressi in nome di un qualunquismo sfrenato.
Tanto entrambi sappiamo che internet per noi esiste solo per andare su youporn. E smettila a farti le seghette.