Il mio nome è Rossi, Pesci Rossi
30 Giugno 2009
Si mormora che i pesci rossi hanno una memoria di tre secondi. E si mormora anche che i cannoni hanno fatto bang. Quindi i pesci rossi possono divertirsi continuamente. Con una memoria così non riusciresti a ricordare neanche il perchè 4 secondi prima eri così triste. Io stesso, che ho la memoria recordi di 15 ore, riesco ad annoiarmi quando vedo l’azione della prima ora ripetuta la decima ora. Quindi i pesci rossi potrebbero raccontarsi sempre le stesse barzellette, riderebbero sempre comunque. Potrebbero fare le stesse battute che quattro secondi prima non erano piaciute. Potrebbero essere ricordati come belli, fighi ed attrraenti: se solo un pesce rosso prova a ricordare com’era un suo vecchio amico pesce o una sua vecchia fiamma, riuscirà ad attribuirgli qualsiasi caratteristica, considerato che i ricordi vagheranno in una nebbia assoluta. Potrebbero aver vissuto una storia d’amore intensa, potrebbero aver fatto innamorare quella ragazza, potrebbero aver incantato tutti con la propria intelligenza. Potrebbero, ma a che serve? Serve solo per chi ha memoria. E chi ha memoria? Boh.
Quindi in concreto dovremmo essere tutti tanti piccoli pesci rossi alla ricerca del nostro eden perduto in ogni istante della nostra vita. I pesci rossi sono felici per questo. Appena vengono infilati nella bocca di un gatto, prima di finire nel suo stomaco, se restano in questo ambiente (terribile per chiunque sta per morire così) per più di 3 secondi, magari dimenticheranno anche di essere stati mangiati da un gatto. Forse troveranno l’ambiente affascinante, prima di venire triturati e cagati. Io voglio cercarmi un lavoro perchè ricordo di quella volta che stavo quasi per morire di fame (e soprattutto ricordo di quella volta che mio padre mi disse che era nobilitante lavorare). O ancora, ricordo di quello stereo superfigo che ho visto in vetrina una settimana fa. E soffro perchè ricordo le parole che mi ha detto la mia ragazza prima di lasciarmi. E soffro perchè ricordo i miei morti, i miei dolori. Insomma, per chi ha la memoria lunga la vita è una merda. Piace solo ai coprofagi.
La soluzione è munirsi di materiale cancella memoria: alcolici, sostanze stupefacenti, ebetismo, zuma, tetris al 15 livello, topolino. Io stesso, che ho la memoria recordi di 15 ore, riesco ad anoiarmi quando vedo l’azione della prima ora ripetuta la decima ora…… Aspetta, ma questa cosa l’ho già scritta…… (M E M O R I A)
Addio alle FesseBuc
27 Giugno 2009
Mario non riesce ad alzarsi dal letto. Cerca in tutti i modi una scusa per tirarsi su. La giornata ormai gli è scappata di mano e fuori è già notte, di nuovo. È solo sotto le lenzuola. Sembra il classico single in una domenica pomeriggio qualunque, dopo aver trascorso un sabato bravo tra i fumi, l’alcool e i fumi dell’alcool (e i fiumi d’alcool). Ma, purtroppo (come direbbe il suo amico Stò), non è single. La tipa ieri non è tornata a casa sua, né a casa di Mario. Dopo la cena con le amiche è rimasta con loro a chiacchierare in pigiama, oppure a guardare le proprie foto in televisione ed a morire dalle risate (mah!). Sabato sera separati. Domenica a cena di nuovo insieme. Mario prende il cellulare e prepara il messaggio d’invito per una notte da fidanzatini.
PULCINO, TI ASPETTO PER CENA DA ME?
Poi si alza. S’è ricordato di aver della posta su internet da controllare. Il pc si accende, Mario apre Mozilla e la pagina iniziale fa capolino. È FeisBuc. Un suo vecchio conoscente l’ha aggiunto come amico. Mario sta già chiedendosi da quanto tempo non lo vedeva o non ci parlava. Ma, per l’importanza che si dà alla cosa, va bene l’amicizia. Ecco che Mario si ritrova a spulciargli il profilo. Amici, amiche, eventi, cause… Tra gli amici che “Mario dovrebbe conoscere” c’è un’altra sua vecchia conoscenza. Gira tra le foto, riconosce un po’ di gente; inizia anche a pensare a quali sue foto aggiungere. Ad un certo punto apre un album “SERATA URBAN”. Anche qui stesso procedimento: riconosce gente, collega volti a nomi, legge i commenti. Improvvisamente Mario si blocca. Ha riconosciuto un’altra persona. Non riesce stavolta a collegare la sua identità ma ricorda di averla già vista. E guardando bene il monitor, come fosse inebetito, riconosce anche un’altra persona ancora. Quella ragazza stretta all’amico ignoto è proprio la ragazza di Mario. È la sua ragazza. La sera delle foto era un sabato sera. Quel sabato sera. Ieri.