Lafava

20 Aprile 2009

Oggi mi sono svegliato presto. Così, non avendo di meglio da fare, sono andato al lavoro trotterellando. Son salito in macchina e ho fatto i miei quotidiani km di marcia. Ad un certo punto, dopo qualche chilometro mi viene la fava dritta. Allora inizio a chiedermi: “Come mai proprio ora mi è venuta dritta”. La risposta tarda ad arrivare. Cerco di guardarmi intorno. Condividevo la macchina con altre persone ma nessuna di loro mi provocava qualche sentimento d’eccitazione. Forse qualche profumo. Mah, forse è come quel quadro di Baricco, quello che è rimasto sulla parete per anni, poi ad un certo punto ha deciso di venire giù. FRAN, c’era scritto se non sbaglio. FRAN. Ed è venuto giù. Come mai? Mah, non si sa, stava tanto bene poi un giorno è venuto giù. SDENG. SDENG. Come mai? Mah, stava tanto riposata, poi ad un certo punto si è drizzata. Come il quadro, senza motivo apparente, dal nulla si è rizzata la fava.

Ora: non avevo acqua con me per freddare i bollenti umori. Non avevo neanche una torta di mele per ficcarci dentro la fava in attesa di qualcosa di più caldo et umido. Ero indeciso tra il cruscotto e lo scalda sigari. Ovviamente prima lo scalda sigari, quando è ancora barzotto e infreddolito. Poi il cruscotto quando mi viene il momento di onnipotenza. Comunque, non avendo ancora risolto questo problema, aspettavo con calma di dirigermi al lavoro. Per fortuna i chilometri sono molti. Non tantissimi ma abbastanza per pensare a tutto ciò che di cattivo accade nel mondo. Ebbene, qualsiasi cosa non faceva altro che amplificare la robustezza della mia fava. Qualsiasi capretta in circolazione in quel momento in qualsiasi campagna del mondo poteva essere in pericolo in quel preciso istante. Ma mantenevo la calma. Il lavoro rende liberi; siamo talmente tanto liberi che dobbiamo anche tenerci una fava dritta quando in realtà abbiamo solo bisogno di risolvere questo fottuto problema. Edaje edaje siamo giunti al lavoro. Io e la mia fava. Siamo scesi dalla macchina con la 24ore direttamente a protezione di guardoni e ninfomani. Continuava a non mollare. Resisteva anche alla forza di gravità sempre maggiore. Insomma, sono arrivato a concludere che quando mi sveglio alle sette di mattina, dopo due ore mi viene la fava dritta. Non mi resta che tentare di svegliarmi alle sette un sabato mattina. Così finalmente posso andare per campagne umbre a caccia di caprette. Belle e giovani caprette. Con quelle labbrette pelosette. Ecco, lo sapevo… Mi è tornata di nuovo la fava dritta.

L’uomo dice alla donna
t’amo
e come:
come se stringessi tra le palme
il mio cuore, simile a scheggia di vetro
che m’insanguina i diti
quando lo spezzo
follemente
.

L’uomo dice alla donna
t’amo
e come:
con la profondità dei chilometri
con l’immensità dei chilometri
cento per cento
mille per cento
cento volte l’infinitamente cento.

La donna dice all’uomo
ho guardato

con le mie labbra
con la mia testa col mio cuore
con amore con terrore, curvandomi
sulle tue labbra
sul tuo cuore
sulla tua testa.
E quello che dico adesso
l’ho imparato da te
come un mormorio nelle tenebre
e oggi so
che la terra
come una madre
dal viso di sole
allatta la sua creatura più bella.
Ma che fare?
I miei capelli sono impigliati ai diti di ciò che muore
non posso strapparne la testa
devi partire
guardando gli occhi del nuovo nato
devi abbandonarmi.

La donna ha taciuto
si sono baciati
un libro è caduto sul pavimento
una finestra si è chiusa.

È così che si sono lasciati.