Silvio s’è pers
24 Febbraio 2009
il festino delle libertà
22 Febbraio 2009
C’era un festino in un palazzo di via Baglioni a Perugia. Musica assordante che veniva giù per tutto il corso, quasi non sembravano le tre di notte. Ovviamente sembrava troppo importante il luogo per disturbare le forze del disordine. Quando fai una festa a Prepo in mezzo al nulla vengono a cagarti il cazzo perché fai rumore e le piante non possono dormire ma a Corso Vannucci evidentemente puoi anche scoreggiare tutta la notte. Lì vivono solo sordi.
Mi imbuco a questa festa. Mi sentivo come Elio di Elio e le storie tese nella festa di compleanno nel video di TAPPARELLA. Neanche la spuma avevano. Mi metto in un angolo depresso. Avevo sinceramente fantasticato troppo su questa festa… Un palazzo del genere, la possibilità di fare casino fino a notte… immaginavo illustri personaggi della vita perugina in ambientini fini e delicati… Truzzi, truzze, truzzi, truzze, truzzi, truzze.
Dopo venti minuti di rottura di coglioni (potevo andarmene ma non avevo voglia di dormire, ancora) si avvicinano dei Giovani delle Libertà. Mi dicono che senza invito non potevo essere lì. Che se sono solo e nessuno mi conosce potrei anche essere un finanziere (comunico che la cosa più illegale che ho visto fare in quella casa è stata veder bere una dama di vino rosso da tavola terribile). Che è umanamente innaturale entrare in feste dove non sei stato invitato. Mi indicano di avvicinarmi all’uscita. Io provo a difendermi dicendo che anche se non sono in Parlamento sono un essere umano anch’io. Nulla. Non volevano sentire ragioni. Però mi piaceva il festino delle libertà. Tutte quelle persone a modo. Heil Silvio!
Sospensione dell’attività
17 Febbraio 2009
Ho cercato di tenere nascosto questo mistero finchè ho potuto. Ho firmato testamenti su testamenti per giurare a me stesso di non parlarne mai, tantomeno per bocca del giovane Stò. Ma è venuto il momento, ora il mondo ha da sapere cosa la vita ci nasconde. Ha da sapere il bieco tranello delle divinità tutte. Odiarli dobbiamo, per lo sporco meccanismo in cui ci hanno inserito. Da piccoli ci fanno chiedere “da dove veniamo”, “dove andiamo” e “perchè viviamo”. Poi iniziamo a scartare le prime due domande… Che cazzo può fregarcene del punto di partenza o di arrivo se ancora non scopriamo se siamo in cammino da un punto ad un altro? Poi magari viene un certo Darwin a dirci che veniamo da quelle creature pelose che abbiamo sempre considerato bestie. E qualche giorno dopo si sveglia un certo Cristo che viene a dirci che andiamo verso un futuro di sofferenza ma per fortuna (e che culo) potremo salvarci con il sacrificio, la sofferenza e il perdono. Insomma, alla fine resta la curiosità dell’ultima e fondamentale domanda: perchè viviamo!?
Ecco, ora fermatevi a pensare con me. Sedetevi al fresco delle vostre camere. Iniziate a cercare una risposta partendo dalla fine. Non elaborate un ragionamento; prendete direttamente una risposta possibile e provatela con la domanda. Ad esempio, viviamo per camminare? No, anche se camminare a molte persone può piacere, di solito abbiamo bisogno di stare fermi per riposare e poter vivere. Allora viviamo per giocare a poker? No, perchè anche se per molto tempo una persona può giocare a poker dopo alcune ore vuole cambiare e giocare anche a bestia o briscola. Continuando in questo modo possiamo provare ad elencare tutti i motivi esistenti al mondo. Qualsiasi pensiero stupido o fondamentale può aiutarci a riflettere sul perchè della vita. Possiamo continuare all’infinito. Viviamo per prostituirci? No, perchè dopo ci sentiamo vuoti (interiormente, maiali!), usati e sporchi. Viviamo per far prostituire? No, perchè, anche se può circondarti di donne, ti sentirai fottutamente solo nell’universo la sera di San Valentino. Allora continui a scartare ipotesi su ipotesi… Viviamo per… Viviamo per… Viviamo per… Fino all’infinito… Fino a quando qualcuno è stato a Infinito e non ne è tornato. Io sono finalmente andato ad Infinito questo weekend e lì ho scoperto tutto ciò. Mentre ero in viaggio ero arrivato all’ultimo “perché”… Viviamo per il sesso! Viviamo per il sesso! Viviamo per il sesso! Alzo il volume della radio, bevo spuma al volante, e sogno di fare sesso… Poi all’improvviso, un sussulto. Ma tutte quelle cose dolci e smielate del post-coito? Ma i corpi sudati che devono restare vicinivicini per coccolarsi e sussurrarsi frasine dolci? Vuoi vedere che……… Sulla strada verso Infinito c’era un cartellone pubblicitario che diceva: “Sex is not PerKéx”… Cazzo… Non possiamo vivere per una cosa che poi ci provoca, nell’immediato, prurito, misantropia, misoginia, solitudo totale, sonno eterno, stanchezza… stanchezza… sonno eterno… Ma sarà per caso…. Ecco finalmente scoperto il perché! Ora vediamo se funziona…….
Viviamo per morire? Si…. E perché? Perché per compierla devi per forza nascere e vivere almeno qualche secondo. Perché è il fine ultimo da realizzare nella vita. Perchè la stessa parola vita ha la morte a traino. Perché la risposta è nella domanda ma è stata sempre ignorata… Perchè la Morte non viene mai considerata (giustificazioni valida per chi è alternativo bastian contrario). Perché la Morte è il tristo mietitore (giustificazione per gli agricoltori). Perché la morte è la grande livella (per i compagni) ed è vestita solo di nero (per i camerati). Perché la morte consegna sempre a noi in vita una giustificazione finale nell’aver vissuto: esser infine giunti a lei. Ed è quindi questa la risposta alla domanda che ci poniamo fin da bambini… Il fine ultimo della vita è LA MORTE.
Quando mi sveglio alle 8 di mattina non riesco ancora a pensarci. Guardo fuori la mia finestra e vedo solo della nebbia mista ad un sole freddo. Vado in bagno, mi preparo per uscire ed andare al lavoro e fin quando non bevo l’ultimo sorso di latte il mio cuore è sereno. Poi torna l’incubo, eppure è passato solo qualche decennio. Mi viene da pensare a cosa è diventato il mio paese, la mia città. Ho i brividi, metto il cappotto ed esco di casa. Le finestre dei miei vicini sono semi chiuse e da dietro le persiane si distinguono movimenti umani. Occhi che guardano, spiano, interrogano. Li senti, ti sono addosso come non è mai accaduto in questo paese. Mio nonno mi raccontava della sua giovinezza da partigiano. Mi raccontava delle spie che si infiltravano nei partiti e nei comitati. Della sua giovinezza distrutta da una società sospettosa e rigida. Ma questo che viviamo oggi è molto peggio di allora. Ho anche letto “1984″ ed anche questo è solo un romanzo in confronto a… Non devo più pensarci, dovrei tornare a casa e chiudermi dentro. E non uscire finchè è finito. Tutto finito. Son passati ormai quasi cento anni dalla giovinezza di mio nonno. Ne son passati altri dalla giovinezza di mio padre. Quando, mi raccontava, che in questo paese potevi uscire tranquillamente per strada. C’erano violenze, stupri, furti ma accadevano saltuariamente, come oggi può accadere di vedere esplodere dei binari di un treno una volta a settimana (nelle settimane di tregua, s’intende). Tutto è iniziato con una calma quasi imbarazzante. Se solo ci penso. Ero piccolo, avevo iniziato da poco a studiare al liceo, poi l’università, poi la Laurea Gelmin (che ai tempi di papà era chiamata Laurea Triennale), poi la Laurea BerMagister (ex Specialistica), poi lavoro… In poco più di cinque anni è accaduto tutto… La gente ha iniziato a perdere i lavori più stupidi. Le commesse restavano a casa un giorno su tre. Poi erano gli operai a restare a casa un giorno su tre. Quando anche i fornai si ritrovarono a farsi concorrenza sul pane al prezzo più basso (ricordo ancora la campagna “Per un pugno di pane”) e molti erano costretti a chiudere, la gente iniziò a dubitare della sanità del sistema. Papà mi diceva sempre di studiare per mettere da parte quella cultura che serve per vivere meglio… E magari trovare anche un buon lavoro. Ora che sono uno dei pochi ad avere un lavoro quasi mi pento della mia scelta. Vorrei disperarmi anche io con loro, a spiare dalle persiane quei fortunati che si svegliano la mattina per andare in qualche ufficio. Mentre loro si svegliano perchè in realtà non si sono mai addormentati. Svegliati nella notte dal rumore assordante che stomaci vuoti producono nelle loro camere vuote. Le loro camere… Se solo penso a quanti ordini di “consegna pronta rateizzata” ho visto in quel 2015. Venivano i furgoncini IKEA a frotte nel mio quartiere… Ogni famiglia aveva almeno una “consegna pronta rateizzata” che pendeva sulle proprie teste. La “consegna” avveniva in tempo massimo, purtroppo però anche le “rateizzazioni” avvenivano con precisa puntualità. Già qualche anno dopo gli stessi furgoncini tornavano con la stessa frequenza a recuperare i loro vecchi acquisti che andavano ormai a svuotare le loro case. Alcuni andavano in Svizzera per cercare di ottenere un passaporto internazionale. La gente non riusciva ad uscire dalla UE. Erano i primi tempi della Presidenza svizzera alla Commissione Europea ma per tutti era ancora l’ultima speranza dopo il blocco delle frontiere del Decreto Demographic Collapse. Si cercava di fuggire, senza meta, solo per dimostrare di non essere rimasti con le mani in mano.
Non credo che riuscirò ancora a sopportare i loro sguardi. La notte si divertono contro il mio portone e contro la mia auto. Devono farmi pesare la mia “qualifica”. Ma sono con la coscienza pulita, perdio! Ero l’unico a difenderlo questo pezzo di carta. “Non farli studiare, Stè” dicevano a mio padre. Ma l’aria ora è cambiata. In questo paese dopo quasi 800 anni di storia, l’Università è fallita. Debiti alti e professori decenti introvabili. Un tempo, quando l’uomo ancora viveva sugli alberi, raccontano che qui era pieno di boschi, foreste e linci. Qualche tempo fa, quando si studiava, la sanità era quasi gratuita e la gente usciva di casa il sabato sera, raccontano che c’erano monumenti con quadri e mobili al loro interno da far invidia a qualsiasi paese del mondo. Dicono che la gente si faceva chiamare “turista” per venire a vederli! Io in vita mia turista non ne ho mai visti. E forse è vero che, alle pareti delle chiese semi distrutte di oggi, dove c’è un quadro bianco circondato da una cornice nero fuliggine un tempo c’era uno splendido quadro di chissà quale secolo passato. Fortuna che di mattina nel mio quartiere nessuno lavoro e nessuno esce di casa. Io butto l’immondizia al bordo della strada, come ci ha consigliato il sindaco dopo l’ultimo scandalo fiscale, e vado via.