Introduzione al sindacalismo rivoluzionario
20 Novembre 2009
La libertà è libertà di lavoro. Senza quest’ultima libertà, anche al più fazioso dei politicanti, appare evidente come non ci possa essere affatto libertà di persona, libertà di decidere del proprio corpo e della propria vita. È chiaro che, se consideriamo fondamentale la capacità lavorativa di un tessuto sociale formato da individui lavoratori, poniamo immediatamente l’attenzione su un aspetto solo nel processo economico umano: il produttore! Su di loi il sindacalismo rivoluzionario costruirà l’uomo nuovo, la nuova società, il lavoro-gioia.
Il produttore è l’unico elemento sociale in grado di poter decidere delle sorti della sua comunità. Ricordiamo con nostalgia il momento rinascimentale della nostra Firenze quando il governo era sostenuto da arti e mestieri. Chi non produce non vale nulla! Ma per ottenere il massimo dagli individui che compongono la società occorre riservare a tutti le migliori condizioni di elevazione sociale e culturale e tutte le possibilità lavorative. Per questo il sindacalismo aveva già previsto l’istruzione gratuita di scienze, arti umanistiche, mestieri.
La Rivoluzione Francese ha fornito a tutti il grande inganno. I giacobini hanno illuso il popolo di essere dalla loro parte. Quella Rivoluzione ormai ci appare in tutto il suo splendore e fetore: una Rivoluzione borghese che ha appestato l’Europa intera! L’ultima Rivoluzione che il nostro continente ricordi. La borghesia era ormai matura, si stava scaldando nelle coorti, nelle amministrazioni, nelle università. Tra il 1789 e il 1848 la borghesia è scesa in campo per combattere le sue ultime battaglie: ottenuto il potere, che un tempo era stato del monarca e dei suoi servili sudditi, si è ritirata, lavandosi le mani del sangue prodotto e barricandosi nei loro terreni, nelle loro fabbriche. Ora il sindacalismo è pronto a sostituire una nuova filosofia di pensiero, una nuova filosofia politica ad essi. Siamo pronti per superare questa fase storica, pronti per superare il CAPITALISMO.
La ballata di Stòszek
17 Novembre 2009
Saltellare, non pensare.
Guarda in alto, non pensare.
Muovi il braccio, non pensare.
Lavorare, non pensare.
Mangiar bene, pensa male.
Torno in pista a non pensare, guardo avanti senza andare
L’U.S.I. ottiene 12 deputati alle elezioni del 1919
8 Novembre 2009
Siamo andati in vacanza, io ed Aurora. Mentre aspettavamo il pullman, lei inizia a parlarmi; parole su parole che si rincorrono senza arrivare a nulla; quando le chiedo di portarmi ad una destinazione precisa, dopo tutto quel blablabla, mi rivela di essere in dolce attesa da almeno quattro mesi. Non la prendo del tutto male. Resto ovviamente scosso dalla notizia bomba. Divento positivamente nervoso. Ricordo di non avere ancora comprato i biglietti. Andiamo verso una macchinetta automatica ma, mentre i biglietti vengono stampati, il fondo della macchinetta crolla, si apre: il peso di lettere, buste, soldi, è tutto sulla strada o rimasto impigliato tra le pieghe precarie del metallo scassato. Un solo pensiero: rubo tutto quello che può entrarmi in una mano. Lo infilo subito in uno zaino. Dopo pochi secondi arriva una signora, mentre io stavo cercando di ricomporre il fondo e camuffare un incidente del tutto casuale (cosa che in realtà era stato). La signora si insospettisce e non crede che “Le giuro, stavo solo sistemandolo per bene… si è aperto così all’improvviso… cosa può fregarmene di qualche busta?”. Disinvolto, entro in un ufficio, se non ricordo bene dovevano essere le Poste. Mi metto in un angolo ed improvvisamente mi ritrovo a sistemare tutti i bagagli. Era tutto fuori, vestiti, scarpe, libri, valigie completamente disfatte. Lentamente metto insieme i pezzi. Sistemi il bottino in un posto sicuro camuffandolo con mutande e calzini. Aurora deve andare in bagno e mi lascia lì, impicciato con la roba e il pressing che nel frattempo ho iniziato a subire da parte dei gestori della macchinetta. Credevo di infilarmi qui dentro, alla luce del sole, per sistemare le valigie, appunto per non dare troppo nell’occhio. Insomma, eccomi, per dire, sono sotto le vostre mani, posso mai aver rubato e poi mettermi a contare il bottino nell’ufficio dello sceriffo? Inizialmente abboccano. Sono innocente. Non manca quasi niente dalla macchinetta. Tranne qualche foglio, qualche strano fax, da recuperare con estrema urgenza. Porca troia, un fax… Un semplice fax da prendere nello zaino e buttare a terra. Ritrovato il fax, passata la paura, stoppato il pressing poliziesco che sto subendo. Non riuscirò a mantenere la calma per troppo tempo. Aurora non esce dal bagno. Non la rivedrò più. Forse è scappata confondendosi tra la gente. Ormai devo cavarmela solo. Ma non posso farlo. Ho troppe valigie per essere solo e non posso dividerle o abbandonarle. Sto per crollare, devo trovare una soluzione, e subito.
Poi mi sono svegliato.
Permettete una Parola…
5 Novembre 2009

Ormai sembra del tutto ufficiale doverti salutare così… Sei stata la creaturina che più di tutte ha cercato di provocare il mio esaurimento nervoso. Quella che in ogni momento poteva staccarmi il cavo di internet o poteva saltellarmi sopra mentre cercavo di riposare. Quella che avrei tranquillamente barattato con qualche talebano per una manciata di pistacchi. Eri così piccola che sembra assurdo dover pensare a quanto spazio è rimasto vuoto senza di te… Il tuo bilocale cielo-terra è deserto. La tua scodella è tornata preda di voraci gatti di borgata. Chissà dove ti avranno portato gli alieni. Forse in un posto migliore. Chissà se avrai pensato di essere stata abbandonata in quella fredda giornata di ottobre. Laberinto28 vuole salutarti e renderti omaggio. Una parte di te sarà sempre in viaggio nei nostri minuscoli metriquadri. La tua dipendenza dalla cocaina non ci dava fastidio. La tua irrequietezza altro non era che vivacità adolescienziale. Se leggi questo post torna da noi. In ogni caso non ti dimenticheremo mai, Cara amata Paroletta.

Ferranal
8 Ottobre 2009
Dopo aver scoperto che ai cuccioli di gatto non si riesce a vedere il sesso e quindi a distinguere se sono maschio o femmina, vi parlerò di ferrara, o fevvava, a seconda della vostra estrazione sociale.

A Ferrara ci sono troppe biciclette e per essere la città delle biciclette ci sono anche troppe macchine e troppi pedoni. Dal 2 al 4 ottobre c’era il festival dell’Internazionale che in confronto a quello di Sanremo non c’è confronto. Il programma era ricco e mi ci ficcai, a tratti, quando si poteva entrare. Conclusione: le giornate stranamente solari, temperature altissime per essere ottobre a fevvava. Il PO ci ha graziati, grazie Umberto, ed è rimasto dove dio l’ha disegnato. Nel 1951 il po è passato leggermente sopra fevvava, ma proprio sopra le case, diciamo qualcosa come poco meno di una decina di metri sopra a piazza del municipio. Fevvava è figa, o aristocratica, a seconda della vostra estrazione sociale. C’erano le mostre a Ferry insieme al festival. Segnalazioni: GIPI ha strappato applausi continui. Però a lui non interessano, è matto. Celestini è stato finalmente, e spero quasi definitivamente, schierato dalla parte del BENE, da me. Insomma, uno da invitare a cena quando avrò abbastanza soldi da poter offrire una cena.

Jova ha accompagnato il delirio notturno. Non ricordo bene la sua playlist ma al SETTIMO, dietro piazza del municipio, oltre la coin, c’è la san miguel a 4 euri al litro.
Poi comunque la mattina c’è sempre fevvava a svegliarti. Con le sue vie delle volte, il suo castello. Il suo cimitero. I parchi che scricchiolavano, manco fossimo in Bosnia. La despar salva la vita. La prima uscita del nuovo arrivato, a cui presto verrà dato anche un nome. I bar chiusi la domenica, mortacci loro. Le loro scalette con bongoloidi, alcolizzati, comunisti e venditori di libri ambulanti che ti perseguitano per tre giorni.

Ringraziamenti: prendete la cartina di fevvava, dividetela in quattvo, nel settore in alto a destra c’è un parco di autoconsumo, biocostruzioni e vite comuniste crescono; da vedere. Al materasso alternativo che può accogliere sfollati e senzatetto. Alla torre pendente, a cui non hanno fatto pubblicità per lasciare le briciole turistiche a Pisa e non metterla in imbarazzo che “oltre tutto, Fevvava ha anche questa…”