Siamo andati in vacanza, io ed Aurora. Mentre aspettavamo il pullman, lei inizia a parlarmi; parole su parole che si rincorrono senza arrivare a nulla; quando le chiedo di portarmi ad una destinazione precisa, dopo tutto quel blablabla, mi rivela di essere in dolce attesa da almeno quattro mesi. Non la prendo del tutto male. Resto ovviamente scosso dalla notizia bomba. Divento positivamente nervoso. Ricordo di non avere ancora comprato i biglietti. Andiamo verso una macchinetta automatica ma, mentre i biglietti vengono stampati, il fondo della macchinetta crolla, si apre: il peso di lettere, buste, soldi, è tutto sulla strada o rimasto impigliato tra le pieghe precarie del metallo scassato. Un solo pensiero: rubo tutto quello che può entrarmi in una mano. Lo infilo subito in uno zaino. Dopo pochi secondi arriva una signora, mentre io stavo cercando di ricomporre il fondo e camuffare un incidente del tutto casuale (cosa che in realtà era stato). La signora si insospettisce e non crede che “Le giuro, stavo solo sistemandolo per bene… si è aperto così all’improvviso… cosa può fregarmene di qualche busta?”. Disinvolto, entro in un ufficio, se non ricordo bene dovevano essere le Poste. Mi metto in un angolo ed improvvisamente mi ritrovo a sistemare tutti i bagagli. Era tutto fuori, vestiti, scarpe, libri, valigie completamente disfatte. Lentamente metto insieme i pezzi. Sistemi il bottino in un posto sicuro camuffandolo con mutande e calzini. Aurora deve andare in bagno e mi lascia lì, impicciato con la roba e il pressing che nel frattempo ho iniziato a subire da parte dei gestori della macchinetta. Credevo di infilarmi qui dentro, alla luce del sole, per sistemare le valigie, appunto per non dare troppo nell’occhio. Insomma, eccomi, per dire, sono sotto le vostre mani, posso mai aver rubato e poi mettermi a contare il bottino nell’ufficio dello sceriffo? Inizialmente abboccano. Sono innocente. Non manca quasi niente dalla macchinetta. Tranne qualche foglio, qualche strano fax, da recuperare con estrema urgenza. Porca troia, un fax… Un semplice fax da prendere nello zaino e buttare a terra. Ritrovato il fax, passata la paura, stoppato il pressing poliziesco che sto subendo. Non riuscirò a mantenere la calma per troppo tempo. Aurora non esce dal bagno. Non la rivedrò più. Forse è scappata confondendosi tra la gente. Ormai devo cavarmela solo. Ma non posso farlo. Ho troppe valigie per essere solo e non posso dividerle o abbandonarle. Sto per crollare, devo trovare una soluzione, e subito.

Poi mi sono svegliato.

Permettete una Parola…

5 Novembre 2009

ParOne

Ormai sembra del tutto ufficiale doverti salutare così… Sei stata la creaturina che più di tutte ha cercato di provocare il mio esaurimento nervoso. Quella che in ogni momento poteva staccarmi il cavo di internet o poteva saltellarmi sopra mentre cercavo di riposare. Quella che avrei tranquillamente barattato con qualche talebano per una manciata di pistacchi. Eri così piccola che sembra assurdo dover pensare a quanto spazio è rimasto vuoto senza di te… Il tuo bilocale cielo-terra è deserto. La tua scodella è tornata preda di voraci gatti di borgata. Chissà dove ti avranno portato gli alieni. Forse in un posto migliore. Chissà se avrai pensato di essere stata abbandonata in quella fredda giornata di ottobre. Laberinto28 vuole salutarti e renderti omaggio. Una parte di te sarà sempre in viaggio nei nostri minuscoli metriquadri. La tua dipendenza dalla cocaina non ci dava fastidio. La tua irrequietezza altro non era che vivacità adolescienziale. Se leggi questo post torna da noi. In ogni caso non ti dimenticheremo mai, Cara amata Paroletta.

Un Par de

Ferranal

8 Ottobre 2009

Dopo aver scoperto che ai cuccioli di gatto non si riesce a vedere il sesso e quindi a distinguere se sono maschio o femmina, vi parlerò di ferrara, o fevvava, a seconda della vostra estrazione sociale.

colonne ferraresi

A Ferrara ci sono troppe biciclette e per essere la città delle biciclette ci sono anche troppe macchine e troppi pedoni. Dal 2 al 4 ottobre c’era il festival dell’Internazionale che in confronto a quello di Sanremo non c’è confronto. Il programma era ricco e mi ci ficcai, a tratti, quando si poteva entrare. Conclusione: le giornate stranamente solari, temperature altissime per essere ottobre a fevvava. Il PO ci ha graziati, grazie Umberto, ed è rimasto dove dio l’ha disegnato. Nel 1951 il po è passato leggermente sopra fevvava, ma proprio sopra le case, diciamo qualcosa come poco meno di una decina di metri sopra a piazza del municipio. Fevvava è figa, o aristocratica, a seconda della vostra estrazione sociale. C’erano le mostre a Ferry insieme al festival. Segnalazioni: GIPI ha strappato applausi continui. Però a lui non interessano, è matto. Celestini è stato finalmente, e spero quasi definitivamente, schierato dalla parte del BENE, da me. Insomma, uno da invitare a cena quando avrò abbastanza soldi da poter offrire una cena.

jova

Jova ha accompagnato il delirio notturno. Non ricordo bene la sua playlist ma al SETTIMO, dietro piazza del municipio, oltre la coin, c’è la san miguel a 4 euri al litro.

Poi comunque la mattina c’è sempre fevvava a svegliarti. Con le sue vie delle volte, il suo castello. Il suo cimitero. I parchi che scricchiolavano, manco fossimo in Bosnia. La despar salva la vita. La prima uscita del nuovo arrivato, a cui presto verrà dato anche un nome. I bar chiusi la domenica, mortacci loro. Le loro scalette con bongoloidi, alcolizzati, comunisti e venditori di libri ambulanti che ti perseguitano per tre giorni.

cimitero

Ringraziamenti: prendete la cartina di fevvava, dividetela in quattvo, nel settore in alto a destra c’è un parco di autoconsumo, biocostruzioni e vite comuniste crescono; da vedere. Al materasso alternativo che può accogliere sfollati e senzatetto. Alla torre pendente, a cui non hanno fatto pubblicità per lasciare le briciole turistiche a Pisa e non metterla in imbarazzo che “oltre tutto, Fevvava ha anche questa…”

Sono andato a Roma, a convincere gli altri e me stesso che la libertà di stampa non è stata mai così in pericolo come ora. Ci sono andato perchè non è vero che ai tempi della democrazia cristiana c’era la censura. Ai tempi di Mussolini poi, chissà, pensa che manifestazione si poteva organizzare! Sono andato nel corteo per dire: “Si, anche io sono con Santoro… Fateci vedere le puttane, parliamo di etica, parliamo di morale”… Poi uno vicino a me mi ha detto: “Ma dello scudo fiscale che si dice?”… Scudo fiscale? Scudo de che? Oh bello, noi siamo qui a manifestare per qualcosa di astratto e quanto mai pilotato e tu mi vieni a parlare della politica parlamentare. Cioè, io mi sono fatto il weekend nella capitale per sentire parlare dello scudo spaziale? Io sono venuto qui per una ideologia ben precisa: quella della libertà! Ha ragione Maltese, oggi è crollato un muro, ha ragione Scalfari, siamo un popolo e non una folla. Ho ragione anche io a gridare: “La libertà di stampa non si tocca”… Eh si, perchè se ci fosse stato al governo Massimino, lui non le avrebbe fatte le leggi contro la libertà di stampa… Lui non avrebbe mai aiutato Silvio a diventare quello che è ora. Lui non lo aiuterebbe mai neanche ora… Hanno ragione tutti quelli che sono qui a manifestare con me, è troppo importante manifestare con chi usa soldi pubblici per fare romanzi anti-Silvio. Ma chi è quel molisano del cazzo che urla e sbraita contro chi era assente alla votazione dello scudo fraido? Ma che c’interessa di queste cose! Viva la libertà! Tutti i farabutti in fila. Tutti i farabutti in Aula M.  Ora tornerò alla mia vita da Unità sotto il braccio in attesa che Lui mi indichi come definirmi la prossima volta.  Il mondo da oggi è proprio cambiato… I giornali fanno giornalismo d’inchiesta, nessuno denuncia più l’altro per quello che si scrive. Hai ragione Malty, è proprio crollato un muro. Quello di Messina.

Fino a dove poteva spingersi la macchina mangiasoldi e sputa-sprechi dell’Eurochoccolatto Perugino? Arrivo subito al punto. Quella che vado ad incollare è l’ultima email distribuita dalla Segreteria dell’Azienda che organizza e gestisce le fasi di vita della manifestazione umbra.

“Dieci Nuove Domande al Premier… Questa Volta le fa Eurochocolate!

Dopo le famose dieci domande a Silvio Berlusconi del quotidiano La Repubblica che hanno fatto il giro del mondo, Eurochocolate propone ora dieci dolci quesiti al Capo di Governo”.

E fin qui ho pensato ancora alla solita trovata commerciale. D’altronde, come battere l’ultima stronzata della supercazzola?

“Sig. Presidente,

1 – Che cioccolato preferisce: Latte o Fondente?

2 – Ha mai regalato una scatola di Baci?

3 – Che Italia sarebbe senza Nutella?

4 – Una tazza di Cioccolata: con panna o senza?

5 – Una Sacher a Vienna : l’ultima volta con chi?

6 – Si ricorda del suo primo Gianduiotto?

7 – Cioccolata di Modica: vaniglia o cannella?

8 – Cioccolata a Palazzo Grazioli: abbinata a Rhum o Grappa?

9 – Esiste una pianta di Cacao nei giardini di Villa Certosa?

10 – Verrà al prossimo Eurochocolate a Perugia dal 16 al 25 ottobre?”

All’ultima quasi non credevo più in Dio, grande e Misericordioso. Ma lo squallore culturale non è arrivato al capolinea:

“Sono queste le 10 domande che dal sito di Eurochocolate vengono poste al Premier per scoprire quanto anch’egli sia goloso di cioccolato.

Chissà se questa volta le risposte arriveranno, potendo così conoscere un aspetto insolito di Silvio Berlusconi, una innocente debolezza che lo accomuna a milioni di italiani per cui il cioccolato è qualcosa di speciale.

A proposito, Sig. Presidente, se la risposta all’ultima domanda dovesse essere si, le altre nove risposte potrà darle in diretta al milione di visitatori di Eurochocolate…”

Ditemi voi se qualcuno ha ancora dei dubbi sulla lotta di coscienza (più che di classe) che stiamo vivendo oggi in Italia. E chiamatemi anche diabolicamente polemico su tutto, ma mi piacerebbe pensare che tutto ciò non venga ancora considerato normale. (Per “tutto ciò” intendo anche accettare di avere veramente l’imprenditore egocentrico Silvio Berlusconi come Migliore Presidente del Consiglio della Storia d’Italia). Però vorrei dare un consiglio alla Direzione Eurochocolate. Nessuno ha fatto notare a Nanoleone che alla manifestazione lavorano centinaia di belle figliole: la prossima volta allegate anche un book foto-pornografico all’invito.